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Fabio Francesco Franco si presenta come un “artigiano del diritto, curioso delle nuove tecnologie”. Ha i capelli bianchi e lo dice ridendo: è nel mercato legale da molti anni, fa contenzioso giudiziale ed extragiudiziale, fino alla Cassazione, e accanto al contenzioso classico porta avanti un filone di lavoro sull’innovazione e la tecnologia.
È sempre stato appassionato di progresso tecnologico. Nel 2018 ha fatto un master a Bologna sull’innovazione tecnologica con tesi sull’uso dell’intelligenza artificiale nella professione. Seguiva il tema già prima che la si chiamasse AI. Ma una cosa è studiarla, un’altra è averla sul proprio PC, sulla propria scrivania, tutti i giorni.
Il punto, per chi fa questo mestiere da decenni, non era la diffidenza verso la tecnologia. Era la qualità. Gli strumenti generalisti danno risposte che non puoi portare in un atto.
Fabio lo paragona ad andare al ristorante e chiedere "qualcosa di buono": rischi che ti portino tutto e il contrario di tutto. Su una piattaforma come Lexroom, invece, sai bene cosa puoi avere.
E poi c’è la paura, ancora diffusa nel settore. Fabio la sente nelle conversazioni con i colleghi: il timore che l’intelligenza artificiale sostituisca il professionista. Lui ribatte che chi la liquida come uno strumento inutile, o addirittura come qualcosa che rende più stupidi, sbaglia. La paura, spiega, nasce dal non conoscerla e dal sentirsi obbligati ad acquisirla. Dove il contributo del professionista è relativo, o a volte minimo, forse l'AI “sostituisce”. Ma dove serve davvero il professionista, lo potenzia.
Fabio ha scoperto Lexroom tramite il suo primo incontro con Martina (nostra co-founder e CEO) a giugno 2023, quando la piattaforma era appena all’inizio.
Poi, a settembre 2023, dopo un incontro con la professoressa Claudia Sandei*, ha davvero iniziato a vedere l'approccio dell'intelligenza artificiale come qualcosa di concreto.
Fabio è stato tra i primi ad adottare Lexroom, acquistando il modulo sulla privacy, pur non occupandosi di quel ramo in senso stretto. Era convinto che una cosa così innovativa avrebbe avuto un impatto reale sulla professione.
*Professore Ordinario di Diritto Commerciale presso l’Università degli Studi di Padova, dove insegna Diritto commerciale e Diritto industriale e delle nuove tecnologie.
Fabio non usa Lexroom come un motore di ricerca. Lo usa come un collaboratore, ma soprattutto come la memoria dello studio.
Il primo livello è la ricerca. Arriva al computer, fa una ricerca e butta giù una bozza con Lexroom. Si parte da quella, che Martina chiamava una “ricerca con i superpoteri”, ma che oggi è diventata un collaboratore valido, di aiuto nella gestione del quotidiano.
Il secondo livello è quello che lo entusiasma di più: la libreria privata dello studio. Gli avvocati, soprattutto quelli con decenni di esperienza, hanno sempre delle sentenze a cui sono particolarmente affezionati, che richiamano negli atti. Così Fabio carica sulla libreria privata di Lexroom la giurisprudenza preferita, la dottrina, gli articoli. Tutto per valorizzare la conoscenza dello studio.
Da qui nasce il suo flusso di lavoro: prepara prima il parere usando la propria giurisprudenza e la propria dottrina, poi lo usa per la redazione dell'atto. E quell'atto diventa la base su cui lavorare.
E lo usa anche per il dopo. Fa l’esempio di un caso in particolare, dove ha analizzato la sentenza confrontando ricorso e controricorso, chiedendo a Lexroom quanto del loro controricorso fosse stato accolto. “Mi ha dato il risultato perfetto.”
Un dettaglio non secondario è la verifica delle fonti. Fabio afferma:
“Non farei mai un copia e incolla a un assistito. Lexroom ha semplicemente reso molto più facile verificare le fonti, ma la revisione è obbligatoria.”
L’aneddoto che racconta per primo è un controricorso in Cassazione. Il cliente, come spesso accade, è arrivato ben oltre i tempi necessari, su una materia con una mole importante di atti e soprattutto di documenti.
“È un tipo di lavoro che non sarei mai riuscito a fare senza questo supporto. Ho passato le notti a leggere tutti i documenti con l’aiuto dell’AI, e in una settimana siamo riusciti a costruire un grande controricorso.”
In una settimana, un controricorso che da solo non avrebbe potuto fare. E alla fine hanno anche vinto.
Sul lavoro quotidiano, il guadagno di tempo è netto: Fabio stima di risparmiare almeno un giorno a settimana. Aggiunge “teoricamente”, perché il punto non è tanto il tempo risparmiato, ma come decidi di impiegarlo.
Lui lo reinveste in qualità: legal design, linguaggio, comunicazione degli atti (oggi i giudici leggono gli atti a video, non sulla carta), formazione, articoli. Così la qualità degli atti, sia giudiziali sia dei pareri, è nettamente migliore. E questo fa la differenza.
Lo ha portato in tutto lo studio, con una regola precisa per i più giovani: niente AI legale nei primi tre mesi, solo lo strumento generalista. Quella legale arriva dopo, “perché devi essere in grado di verificare tutto questo”.
Nonostante l'adozione di tecnologie come Lexroom, Fabio continua a definirsi “artigiano del diritto”. Racconta che c'è un'attenzione nel fare le cose che ama valorizzare, e che con Lexroom si è trovato bene: è quell'artigianato che vede anche nel nostro modo di fare innovazione che gli piace.
Il suo consiglio ai colleghi che ancora hanno paura è semplice: provarla come se fosse un giovane collaboratore, perché è usandola che si capisce come funziona davvero.
Per lui e per lo studio e-legal la scelta è già fatta. Non potrebbe più farne a meno: fare l'avvocato con penna e foglio resta bellissimo, ma accanto a questo gli strumenti odierni sono ormai fondamentali.
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